In questo periodo mi sento lontana da tutti quelli che ho sempre sentito vicini. E vicina a tante persone che prima non lo sono mai state, e che molto probabilmente non lo saranno per sempre.
Mi sento lontana dalle scelte che ho fatto qualche anno fa, e per la prima volta sto iniziando ad ammettere a me stessa che la mia testardaggine non sempre è qualcosa di positivo, e che avrei dovuto mollare cose che ho portato avanti nonostante in fondo sapessi che non ne sarebbe valsa la pena. Così, bilanci di una quasi trentenne, che è comunque convinta di valere qualcosa, anche se finora non l'ha ancora dimostrato a nessuno. Ma proprio a nessuno.
Oggi è arrivata la mia vecchia chitarra a casa. E' ora di iniziare a farla funzionare. Piano piano, che fretta c'è? è rimasta là per una quindicina d'anni, aspettando che imparassi a tenerla in mano, di pazienza ne ha da vendere, e ne dovrà avere ancora molta con me. E anch'io con lei.
I libri sono lì, che mi guardano. Ogni giorno, ogni momento, sono loro che mi danno quel senso di inquietudine ininterrotto, uniti alla vita precaria e al futuro neanche lontanamente definibile che mi vedo davanti. I libri. Mi servirà tutto questo? Sacrificio immondo per ottenere un lavoro (quale?) che mi permetterà di guadagnare abbastanza soldi per poter realizzare la porzione minima dei sogni che nell'autunno della vita saranno ancora realizzabili. Ho da poco finito di leggere Thoreau, e anche senza di lui, tutto questo non può che sembrarmi un paradosso. Meglio che in mezzo al sacrificio inizio a metterci anche qualche piccolo sogno, qualcosa che davvero sia piacevole, per quanto futile guardandola tramite i valori che mi sono stati trasmessi . Che non si sa mai. Giusto per non tenermeli tutti alla fine.